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Alla ricerca della pace

5 / 2018     RU / ITA
Alla ricerca della pace
monsignor Joseph Werth vescovo cattolico della Diocesi della Trasfigurazione a Novosibirsk
«La sapienza della fede nutre questo sguardo, capace di accorgersi che tutti facciamo «parte di una sola famiglia», – ha dichiarato Papa Francesco. Però come fare per salvare questa grande e immensa famiglia, quando viene dilaniata dalle guerre?

«Per Dante… la bellezza dipendeva dalla capacità di chi guarda di distinguere nell’ovale del viso soltanto sette lettere,  dalle quali sono composte le parole Homo Dei – Uomo di Dio».

                                                                                                                                                                                                                                                                                                   Josif Brodskij. Altra ego.

LT: Nel febbraio del 2018 il premier ungherese Victor Orban ha detto che il cristianesimo è «l’ultima speranza dell’Europa». È veramente così?

JOSEPH WERTH: Nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace Papa Francesco ci ha ricordato delle persone che cercano di salvarsi dalla loro terribile sorte, fuggendo e spesso morendo nelle acque del Mar Mediterraneo, e che noi dobbiamo accogliere. L'aiuto ai bisognosi richiede sempre un impegno concreto, il sostegno reciproco, la benevolenza, un’attenzione vigilante, la premura e la gestione responsabile di nuove situazioni complesse. Quindi il cristianesimo non è solo «l’ultima speranza» della Madre Europa, ma una forza maggiore capace di salvare il mondo intero.

Ma il cristianesimo ha quel valore che si può contrapporre ai nuovi valori ed ideali nati con lo sviluppo della civiltà?

Nel III secolo dopo Cristo, durante la persecuzione dei cristiani, il Prefetto di Roma chiamò a sé l'arcidiacono della Chiesa di Roma Lorenzo e gli ordinò di consegnargli tutti i tesori della Chiesa, sui quali tra i pagani correvano voci esagerate. Lorenzo chiese di dargli tre giorni di tempo per poter mettere tutto in ordine, e dopo tre giorni di indugio portò nel cortile della prefettura tutti i poveri soccorsi dall’elemosina parrocchiale «Eccoli i tesori della Chiesa, tutto il tuo gran cortile è pieno di vasi d’oro» — disse al Prefetto. Questo significa che il valore più importante e fondamentale del cristianesimo è sempre stato e sempre sarà l’essere umano. Per quanto riguarda i nuovi valori che oggi sembrerebbe sfidino il cristianesimo, posso dare un altro esempio. Alla fine del V secolo dopo Cristo a Ippona (una città romana del nord Africa) moriva un grande teologo e filosofo cristiano Sant'Agostino Vescovo d'Ippona. In quel periodo la città era nella morsa dei Barbari — si può dire che uno baluardi dell’Europa Cristiana nel Bacino Mediterraneo stava crollando davanti agli occhi di Sant’Agostino. Infatti l'onda degli Unni sconfisse una parte di quella vecchia Europa, però col tempo i conquistatori stessi si convertirono al cristianesimo, e la civiltà europea si riaffacciò, facendo da testimonianza viva al fatto che in quelle tre parole che conosciamo così bene — fede speranza e amore — risiede una forza grandissima e inesauribile.

Ma il cristianesimo ha dei lati deboli?

No. Perché il cristianesimo si incarna in Dio che venne da noi come Gesù Cristo. La Chiesa terrestre però ha molti punti deboli, perché l’istituzione della Chiesa di per sé — cattolica, protestante, ortodossa e altre — è composta dalle persone, e per vincere le proprie debolezze le persone devono lavorare su se stesse ogni giorno — e, attraverso la preghiera, la carità e la penitenza mirare alla perfezione. Mahatma Gandhi conosceva molto bene il cristianesimo e apprezzava moltissimo la personalità di Gesù Cristo. Una volta ha detto che se tutti i cristiani avessero vissuto come insegnò Cristo, anche lui, Gandhi, sarebbe diventato cristiano.

Partendo da questi presupposti, la Chiesa ha una forza reale tale da poter unire e incanalare nella stessa direzione la società così mista ed eterogenea nella quale vivamo?

Indubbiamente, la Chiesa ha un'importante autorevolezza morale e spirituale espressa, ad esempio, nella personalità del Pontefice. A detta dell'ex pastore protestante Ulf Ekman e di sua moglie Birgitta, ai quali sono serviti 20 anni per entrare nel grembo della Chiesa cattolica, proprio le personalità che guidano la Chiesa come i pontefici, li hanno spinti inizialmente ad astenersi dal criticare la Chiesa cattolica e poi a diventarne parte. Ekman considera uno dei più grandi rimpianti nella sua vita il fatto che viveva nella stessa epoca con Giovanni Paolo II, però non ha fatto nulla per seguire quello che il pontefice diceva al mondo. A proposito, proprio Giovanni Paolo II, insieme agli altri personaggi importanti dell’epoca, ha ricoperto un ruolo fondamentale nella caduta dei regimi autoritari nell’Europa dell’Est. Mi ricordo benissimo come nel 1979, un anno dopo la sua elezione, ha visitato la Polonia, dove era già stata introdotta la legge marziale, e forse proprio questo ha aiutato a salvare migliaia di vite. Un altro esempio è Papa Giovanni XXIII che ha guidato la Chiesa cattolica romana dal 1959 al 1963. Proprio in quel periodo è scoppiata la Crisi dei missili di Cuba. Una delle notti del 1962 Papa è stato svegliato, perché da un momento all’altro poteva essere accesa la scintilla che avrebbe bruciato mezzo mondo nel vortices di una guerra atomica. La stessa notte Papa ha chiamato Kennedy e poi per un miracolo è riuscito a contattare anche Khrushchev. Oggi è quasi impossibile immaginare che il mondo occidentale non avesse praticamente i canali di comunicazione con Mosca. D’altronde, il genero di Khrushchev, Alexey Adzhubey, redattore del quotidiano «Izvestia», poco prima di quegli eventi era stato a Roma ed aveva incontrato Papa — probabilmente proprio questo ha aiutato a stabilire velocemente un contatto ed ha contribuito a salvare il mondo dalla terza guerra mondiale. Io ho nominato due leader spirituali — Karol Jozef Wojtyła (Giovanni Paolo II) e Angelo Roncalli (Giovanni XXIII) — che hanno fatto le grandi opere, proprio perché dietro le loro figure c’era l’autorevolezza spirituale della Chiesa. Ormai da 2000 anni la Chiesa predica il Vangelo — la buona novella sull'amore di Dio verso l'uomo e sul Suo Regno sulla Terra. Questo Regno lo stiamo costruendo ormai da molti secoli e continueremo a costruirlo ancora.

Il problema è che sia la Chiesa che il cristianesimo subiscono attacchi informatici regolari — le immagini sacre vengono messe in cattiva luce e la gente ha sempre meno punti di riferimento morali da seguire.

Trovare dei punti di riferimento giusti oggigiorno non è semplice. Ritorno di nuovo all’esempio di Ulf Ekman. All’epoca lui ha dato una spinta alla preparazione di migliaia e migliaia di missionari che pregavano il Vangelo negli Stati Uniti, in India, nell’ Asia del Sud Est e nell’Unione Sovietica, oltrepassando «la cortina di ferro» nel 1991. Tanto tempo dopo questo pastore non riusciva a capire, come mai lui, una persona colta, con diverse lauree, per molti anni aveva creduto alle voci che circolavano sulla Chiesa cattolica romana, come anche tanti altri protestanti, paragonandola alla meretrice di Babilonia de «L’Apocalisse di San Giovanni». Solo quando ha iniziato ad interessarsi e a prendere informazioni su cosa fosse veramente la Chiesa, ha scoperto la verità. Perciò oggi ogni persona che si considera intellettualmente onesta e libera di dare un giudizio, ogni giorno e con tutte le sue forze dovrebbe cercare di mirare alla ricerca delle conoscenze vere ed attendibili.

Tuttavia, nel mondo c’è una guerra di informazione in corso, la quale, nel senso metafisico, potrebbe essere chiamata una guerra spirituale in cui ci si batte per l'anima dell'uomo. Quali passi tattici e strategici sarebbero da fare dalla parte dei rappresentanti di diverse branche del cristianesimo per vincere questa lotta?

La Chiesa non appartiene al mondo. Non ha bisogno di avere né carri armati né divisioni militari che la difendano. Per quanto riguarda i passi concreti da fare, a mio avviso bisognerebbe cercare i punti di contatto tra le diverse confessioni. Uno dei più importanti di questi punti simbolici è stato l’incontro del Papa e del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie a Cuba, a l'Avana due anni fa. Anche se questo incontro si preparava da molto tempo prima che accadesse realmente. Ancora nel 1964 alla fine del Concilio ecumenico Vaticano II in Terra Santa si sono incontrati Papa Paolo VI e il Patriarca di Costantinopoli Atenagora. È stato veramente un grande incontro storico, perché per la prima volta dopo il Grande Scisma si sono incontrati il Santissimo Padre e il Patriarca Universale.

Ma quale significato pratico hanno gli incontri di questo tipo?

È difficile da spiegare, perché si tratta di incontri non tra i politici o uomini d’affari che devono firmare dei documenti, dopo i quali nel mondo o negli affari si instaura un nuovo ordine. Per i cattolici e gli ortodossi questi incontri hanno un valore spirituale importantissimo, come se dopo un lungo distacco si rivedessero e si abbracciassero due fratelli. E la cosa più preziosa è che oggi questo accada nei luoghi più diversi. Non tanto tempo fa sono stato a Tyumen in occasione del 25° anniversario della rinascita della Parrocchia cattolica di San Giuseppe. Alla festa c’erano un rabbino, alcuni pastori della Chiesa protestante, due rappresentanti dell'Islam. A dire la verità, siamo rimasti colpiti quando uno degli imam invitati alla festa ha aperto il Corano e ne ha letto un brano su come i cristiani arrivarono dal profeta Maometto. Altrettanto toccante è stato il discorso fatto dal rabbino sul cristianesimo e sulla necessità di unire gli sforzi in nome di Dio, e tante persone presenti avevano gli occhi lucidi. È un miracolo ed è anche un movimento tangibile fatto da tutti in nome della pace e concordia sulla Terra.

Ci sono delle difficoltà nella collaborazione tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa?

Dieci anni fa abbiamo ospitato il famoso cardinale Roger Etchegaray, uno dei più noti esponenti della Chiesa cattolica negli ultimi 25 anni. I giornalisti gli hanno chiesto come si stessero sviluppando i rapporti tra le due confessioni, se fossero peggiorati oppure migliorati. Il cardinale Etchegaray ha risposto che i nostri rapporti non erano mai stati brutti, precisando che i cattolici e gli ortodossi hanno le stesse radici, gli stessi valori, un unico Cristo. Abbiamo la Tradizione in comune. Da questo punto di vista siamo più vicini gli uni agli altri di qualsiasi altra associazione o partito, siamo come fratelli e sorelle che hanno lo stesso padre. Allora mi sono ricordato la mia famiglia, nella quale c’erano 11 figli. Litigavamo e ci prendevamo a botte tante volte al giorno, però sapevamo sempre che al ritorno del padre dal lavoro dovevamo fare pace, altrimenti ci aspettava un discorso serio da affrontare.

Allora per quale motivo i rappresentanti di entrambe le Chiese collaborano così poco?

In realtà i progetti di collaborazione sono numerosi, semplicemente non se ne parla tanto. Svolgiamo l'attività di beneficenza insieme e non solo al livello dell'alto clero. Negli anni ’90 da noi è arrivata una parrocchiana che si occupava tanto di lavoro di divulgazione, spiegando alla gente perché non si doveva abortire. Aveva alcune amiche ortodosse e tutte insieme sono riuscite ad assicurarsi il sostegno del vescovo. I cattolici e gli ortodossi da sempre lottano per il valore della vita umana fin dal suo concepimento. Collaboriamo anche nel settore culturale. Dieci anni fa sono rimasto colpito dalla mostra dei presepi italiani nella Cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca. Tutto il piano inferiore della Cattedrale era pieno di opere meravigliose degli artigiani italiani.
Soltanto un anno fa nella GalleriaTretyakov a Mosca è finita una grande mostra che ha portato i capolavori della Pinacoteca Vaticana. E infine sappiamo tutti quanto è stata importante per tutti i fedeli la possibilità di baciare la reliquia di San Nicola, portata in Russia da Bari — alcuni milioni di pellegrini si sono recati alla Cattedrale del Cristo Salvatore per venerare la Santa reliquia.

Monsignor Joseph, la nostra conversazione si svolge in un contesto internazionale molto turbolento: tante persone oggi non hanno certezza nel domani. Ci potrebbe rassicurare alla fine dell’intervista con alcune parole di speranza?

Ritorno di nuovo al messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, nel quale si dice che ci sarà molto da fare prima che i nostri fratelli e le nostre sorelle possano tornare a vivere in pace e in sicurezza. Però la misericordia, la pazienza, la capacità di accettarsi e di protteggersi a vicenda portano sempre alla pace e all’accordo. E noi, esponenti della Chiesa, ci impegniamo davvero con tutti noi stessi per poter raggiungere l’accordo e mantenere la pace.