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37 biografie dei grandi banchieri

2 / 2018     RU / ITA
37 biografie dei grandi banchieri
Beppe Ghisolfi non è la prima volta che porta in libreria risparmio e finanza, ora è riuscito a renderli avvincenti come pochi sanno fare.

“Lo so che oggi il mondo del credito non gode di buona pubblicità, visto tutto quello che è successo negli ultimi anni, ma credo che i banchieri siano persone perbene e ho scritto questo volume per dimostrarlo”, Beppe Ghisolfi non è la prima volta che porta in libreria risparmio e finanza, ora è riuscito a renderli avvincenti come pochi sanno fare. Merito della sua attività di giornalista, che si affianca a quella principale di presidente della Cassa di Risparmio di Fossano e di vicepresidente dell’Abi. Il libro si chiama “Banchieri” e uscirà a gennaio, raccontando le biografie di 37 big del mondo bancario italiano come Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo e Jean Pier Mistier, ad di Unicredit. E non potevano mancare i piemontesi, da Enrico Salza, artefice della fusione tra Banca Intesa e Gruppo San Paolo IMI, a Domenico Siniscalco, vicepresidente di Morgan Stanley; da Camillo Venesio, ad di Banca del Piemonte a Gabriele Galateri di Genola, al vertice di Generali.
“Banchieri” è una serie di ritratti umani e professionali, corredati da aneddoti e curiosità, dei big della finanza nazionale.
Ne pubblichiamo l’introduzione, per gentile concessione dell’autore.

Quando bambino dissi: “diventerò presidente della banca”

Come sono, visti da vicino, i banchieri più importanti d’Italia? Sono persone di grande serietà con percorso di studi e formarzione straordinari. Non parlo per sentirlo dire. Li conosco tutti di persona e ascolto spesso i loro interventi. Cosa è successo in questi ultimi anni?
“È una questione complessa che di solito viene affrontata in termini sbagliati. Non si possono condannare le banche per aver fatto le banche e cioè per aver concesso dei prestiti che il persistere della crisi ha talvolta impedito a privati e aziende di restituire”. La risposta, che condivido in pieno, non è mia, ma di Silvio Berlusconi (intervista alla Stampa del 22 ottobre del 2017).
Nel libro non troverete le storie dei pochi personaggi che hanno offuscato l’immagine delle banche. Di loro si sa tutto. Ne hanno parlato in tutte le salse.
A me interessano i banchieri per bene che sono la stragrande maggioranza e, tra questi, ne ho scelti trentacinque. Credo siano rappresentativi della categoria e di esempio per tutti. Dalle loro storie emergono gli aspetti umani e professionali. Finora, che io sappia, non si erano mai raccontati in modo così naturale, a cuore aperto, come solo l’autobiografia ti consente di fare. Tuttavia lo ho chiesto in modo esplicito a tutti che raccontasserto la loro vita, perché anche i banchieri sono persone umane. Devo dire che la maggior parte mi ha dato retta.
Nel mio piccolo, con le debite proporzioni, sono anch’io dela squadra. Partendo dalla Cassa di Risparmio di Fossano sono arrivato a Roma. Fu un episodio dell’infanzia a segnare il mio percorso.
A sette anni assistetti ad una conversazione tra i miei genitori durante la quale mio padre raccontava a mia madre che la Cassa di Risparmio di Fossano gli aveva negato un modesto prestito. A suo dire il rifiuto era dovuto più alla mancanza di conoscenze che alla precarietà della sua attività lavorativa. Quel giorno in cui sentii mio padre lamentarsi per il fido rifiutato, mi misi in testa che sarei diventato Presidente della banca. Facevo terza elementare e delle banche avevo un’idea vaga. Lo dissi comunque a mia madre che mi rimproverò con la solita dolcezza. Ho ancora il ricordo nitido: “Alla tua età non puoi capire… Per quegli incarichi occorrono studi severi, capacità, relazioni… Non dire stupidaggini”. E invece si possono occupare i ruoli prestigiosi anche partendo da umili origini. Credo che la mia storia valga più di tante parole.
Sono entrato nel Consiglio di Amministrazione della Cassa di Risparmio di Fossano molto giovane e ho percorso la strada per gradi fino a diventare Presidente nel 1997. Incontrai un primo ostacolo fin da subito. La legge bancaria considerava i professori di ruolo (ho insegnato per anni alla Scuola Media Statale “Craveri” di Bra e successivamente all’Accademia delle Belle Arti di Cuneo) incompatibili con l’incarico di Amministratore di una banca e quindi, pur nominato, non partecipavo alle riunioni del Consiglio. Non potevo certamente lasciare la scuola, unica mia fonte di reddito. Fu allora il Ministro del Tesoro Gaetano Stammati a sciogliere il nodo. Con un decreto “ad personam”, che conservo ancora come una reliquia, stabilì che “per motivi di urgenza” potevo accedere all’incarico.

Ho dedicato molte energie all’educazione finanziaria. Ne ho parlato tante volte in television sulle reti nazionali e locali e oggi continuo a insistere che presidere o amministrare una banca oggi non è un’attività semplice. 

Inoltre, ho fatto il giornalista, da semplice redattore sino a Direttore responsabile di testate televesive e cartacee. In quegli anni, con un po’ di coraggio e passione, ho intervistato tutti i personaggi dell’epoca. Da Gianni Agnelli, principale azionista e amministratore al vertice della FiAT, agli ex premier Giuliano Amato e Silvio Berlusconi, dall’ex Presidente della Reppublica Francesco Cossiga, a Michele Ferrero, proprietario dell’omonimo Gruppo Ferrero (che non aveva mai rilasciato interviste), lo scrittore Umberto Eco ed un infinità di altri personaggi dell’economia, dell’industria e centinaia di sindaci.
Con Aldo Viglione, indimenticabile Presidente della Regione Piemonte, inventammo la “Notte del Presidente” al venerdì dalle 23.00 alle due. Un programma televisivo con le telefonate del pubblico che intasavano il centralino.
Di Gianni Agnelli, principale azionista e presidente della FiAT, ho ricordi simpatici. La prima volta che tentai l’intervista in un convegno venni bloccato a dieci metri con una certa violenza fisica dalle sue guardie. Protestai vivacemente. Lui se ne accorse, fece un cenno e mi lasciarono passare. Pensai bene di ringraziarlo e presentarmi. Ma questa volta fu Agnelli a stupirmi: “La conosco bene, quando sono a Torino seguo il suo telegiornale. Le sue interviste sono sempre pungenti”. Da quel giorno i contatti furono numerosi e le sue risposte finivano quasi sempre nei titoli dei media nazionali.
Quel che conta realmente per raggiungere i risultati sono l’impegno ed il carattere. Ovviamente alcuni incontri sono stati particolarmente fortunati. Così, grazie ad un amico molto influente in Vaticano, ho avuto la possibilità, fregiandomi del titolo di Cavaliere di Grazia Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta, di incontrare il Papa, oggi emerito. Mi avevano raccomandato, conoscendomi, di stare in silenzio e di rispondere, nel caso, solo alla domande. L’emozione di vedermi di fronte a Joseph Ratzinger fu enorme e così gli feci un breve sunto della mia vita. Sua Sanità, appreso che ero Presidente della Cassa di Risparmio di Fossano, una delle numerose banche di territorio, esclamò: “Sono quelle più vicine ai bisogni della gente!” Frase che pochi minuti dopo comparve  su tutte le agenize.
Ho dedicato molte energie all’educazione finanziaria. Ne ho parlato tante volte in television sulle reti nazionali e locali e oggi continuo a insistere che presidere o amministrare una banca oggi non è un’attività semplice. “La difficile arte del bancchiere” è già stata scritta da Luigi Einaudi, il più illustre dei miei conterranei.
È per questo che ho voluto raccogliere le testimonianze di questi personaggi che con il loro impegno quotidiano danno un contributo determinante allo sviluppo del Paese.
                                                                                                                                                                  Beppe Ghisolfi per la rivista “Stil”